martedì, novembre 10, 2009

Premio Borsellino, terza e ultima (si spera) analisi

Ora che si è concluso il cosiddetto Premio Nazionale Paolo Borsellino, si possono fare due-tre pensieri in libertà circa l'evento di quest'anno e quelli degli anni passati. Molto si è detto e molto si è scritto, e nonostante il pericoloso tentativo di far passare come mafiosi o comunisti quelli che lo criticavano, siamo riusciti a far circolare informazioni, a riflettere e a mettere alla berlina quei personaggi che mai avrebbero pensato essere messi in discussione in virtù dell'antimafially correct. Noi, gente comune e semplice, non abbiamo dogmi nè entità inviolabili, e ciò che ci distingue dagli altri è proprio il dire sempre quello che si pensa, che si tratti del presidente della Repubblica o che si tratti dell'organizzatore di un premio. Si parla, di discute. Mai ci siamo menati, mai abbiamo minacciato qualcuno. Peraltro, viste le nostre facce, nessuno avrebbe paura. Per dare una opinione sul Premio Borsellino serve informarsi, andare indietro negli anni, vedere gli orientamenti e i mutamenti sviluppati nel corso degli anni. L'impressione di un evento pensato e realizzato solo ed unicamente per accreditarsi ora verso quello ora verso quell'altro personaggio o associazione, è forte. Con la lista degli invitati di quest'anno, gli organizzatori sono riusciti a far indignare i familiari, badate, non il familiare, del magistrato cui il premio è dedicato, che pare serbino grosse perplessità sulla possibilità di continuare a realizzare l'evento nel nome del loro congiunto. Loro, gli organizzatori, hanno lasciato dire la peggiore blasfemia al più grande fallimento della logopedia internazionale, Maurizio Gasparri, senza che nessuno lo cacciasse e gli facesse rimangiare quella parole indecenti. Nessuno degli organizzatori ha espresso la propria solidarietà a Salvatore Borsellino, l'unico vero ferito di questa kermesse. E pensate che in un colpo solo, nel premio del 1996, "Lo Stato contro la Mafia", gli organizzatori sono riusciti a premiare Nicola Mancino, allora Presidente del Senato, e Luciano Violante, Presidente della Camera; proprio i due protagonisti smemorati dei contatti e degli abboccamenti relativi alla trattativa con cosa nostra. A loro si aggiunge naturalmente il premiato 2005, Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia per il quale la trattativa salvò la vita di molti ministri. Questo si che è fiuto investigativo e sesto senso da parte degli organizzatori. Sul leit motiv dell'aggressione al coordinatore, Leo Nodari, ancora nessuna novità. Certo chi ama la legalità e la trasparenza, per fugare ogni dubbio avrebbe fornito un identikit dell'aggressore e avrebbe chiesto che subito si accertasse la matrice del fattaccio. Molti denunciano alcune inquietanti incongruenze, quali le presupposte ferite che insanguinano il fazzoletto portato alla testa, che poi magicamente spariscono o si rimarginano. Questo non ho potuto verificarlo di persona e lo lascio ai referti che sicuramente saranno resi pubblici. Altri fanno notare come in occasione di un'altra manifestazione, in cui oltre a Sonia Alfano e Luigi De Magistris partecipava anche Leo Nodari, è apparsa una scritta di minacce di morte indirizzata anche a Nodari. Eventi o aggressioni pensati quasi per attirare l'attenzione, accendere riflettori. Anche qui, qualunque idea sarebbe priva di fondamento pratico. Ciò che è incontestabile è il deprecabile livello raggiunto dalla manifestazione che porta il nome di un magistrato che mai avrebbe avuto a che fare con alcuni degli illustri invitati. L'interrogativo che ci si pone ora è: che sia l'ultimo anno nel nome di Borsellino, per i mal di pancia dei parenti del giudice, e che quella del prossimo anno sia dedicata, magari, proprio a Nodari o a Gasparri?

venerdì, novembre 06, 2009

Io (intanto) do fiducia a Massimo Ciancimino

Che quello che dice Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, debba essere verificato non una ma cento volte, questo è dovere e lavoro dei magistrati con cui sta collaborando. Che la prudenza debba accompagnare ogni sua dichiarazione, è un imperativo. Ieri, il figlio del braccio politico corleonese, ha confermato che a tradire Salvatore Riina fu Bernardo Provenzano per prendere il controllo di cosa nostra e per trattare l'inabissamento della mafia con lo Stato. Secondo Ciancimino, il capitano dei Ros Giuseppe De Donno gli consegnò delle mappe di Palermo con la speranza che don Vito fornisse elementi per catturare Riina. Pare che poi Ciancimino senior tramite il figlio la fece avere a Provenzano, che la restituì con alcuni punti segnati e uno di questi era proprio Villa Bernini. Una verità, sospettata da molti e da anni, che dimostrerebbe come l'arresto del capo dei capi in realtà sia stata poco più di una messa in scena dei Ros poi spacciata come brillante cattura. Per fortuna oggi, più che l'arresto, è passata alla storia la seguente e sconvolgente mancata perquisizione del covo del boss, del tutto idonea all'idea di do ut des: noi vi diamo Riina, voi mollate la presa. Leggere però oggi le dichiarazioni del colonnello dei Carabinieri Sergio De Caprio, mi lascia abbastanza perplesso e mi fa sorridere: "Ciancimino è uno dei tanti servi di Riina. Infatti è chiaramente falso che Riina sia stato arrestato in seguito alle dichiarazioni di Bernardo Provenzano. Ma la cosa più grave è che ci sia qualcuno all'interno delle istituzioni che legittima questo servo di Riina. Questo significa evidentemente che i servi di Riina sono anche all'interno delle Istituzioni e certamente non sono il generale Mori e il capitano De Donno: forse sono gli stessi che hanno isolato e delegittimato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". Specifico subito, onde evitare confusione, che se proprio vogliamo dirlo, ad essere indagato per favoreggiamento alla mafia non fu Massimo Ciancimino, ma lo stesso Capitano Ultimo, seppur poi assolto non perchè innocente ma perchè perché "il fatto non costituisce reato". E dico pure che parlare di "servo" potrebbe essere controproducente. Non è stato Massimo Ciancimino ad obbedire e a condividere un ordine scellerato e senza senso per qualunque investigatore, ossia non perquisire la residenza di chi hai appena arrestato: se ti fermano con qualche grammo di droga, prima che tu possa respirare le forze dell'ordine stanno già prequisendo casa tua. Nel caso dell'arresto del capo assoluto di cosa nostra questo non valse. E allora addio documenti, impronte ed elementi fondamentali per le indagini. Se un servo c'è stato, io guarderei altrove. Basterebbe o sarebbe bastato che De Caprio si fosse ricordato del grande carabiniere che fu e che probabilmente è, del cacciatore di mafiosi che tutti riconoscono come uno dei migliori; sarebbe bastato dire semplicemente di aver eseguito degli ordini incomprensibili e osceni. Non farne virtù, non cercare di convincere l'Italia che così doveva essere. Una dichiarazione, quella di oggi, che gli ha fruttato una querela sporta in giornata dal figlio di Ciancimino, affinchè non passi la logica che siccome lui è figlio di un mafioso, ognuno può dire quello che vuole. Grazie a lui oggi molte cose sono più chiare e molte altre lo saranno a breve, e le mie mani si stanno sfregando da tempo. Sempre con il beneficio del dubbio, sia chiaro. In ultimo mi chiedo se i "servi all'interno delle istituzioni che ascoltano Ciancimino", di cui parla De Caprio, siano proprio Di Matteo e Ingroia. E' a loro che Ultimo si riferisce quando dice che avrebbero delegittimato ed isolato Falcone e Borsellino? Se è così saremmo curiosi di conoscenre nomi e cognomi: un uomo dell'Arma non dovrebbe parlare con mezze parole, non dovrebbe fare il corvo, ma essere coerente e affermare fino in fondo quel che pensa o quel che sa. Sennò rischia che le parole rivolte a Ciancimino gli si spalmino addosso.

giovedì, novembre 05, 2009

Intervista a Teleromagna con Gioacchino Genchi







mercoledì, novembre 04, 2009

Premio Borsellino, analisi n.2: Gasparri si becca la querela

Quello raffigurato accanto è Maurizio Gasparri, presidente al Senato del gruppo Pdl. No, non è Neri Marcorè e la foto non è stata ritoccata. E' proprio così, anzi, pare che sia venuto abbastanza bene. Quest'uomo, o quello che ne resta, ha avuto l'ardire, lo scorso 2 novembre di affermare, con l'educazione che contraddistingue galantuomini come lui, ad una ragazza, Lea Del Greco, che gentilmente gli chiedeva di accettare le dieci domande che gli poneva il Popolo delle Agende Rosse, quanto segue: "Salvatore Borsellino era disistimato dal fratello, lei non lo sa perchè è giovane". Un attimo prima, la sua guardia del corpo, dipendente del sottoscritto e di voi altri che leggete, aveva democraticamente accartocciato il volantino. Una dichiarazione vergognosa e infamante, che solo da bocche di rosa quali quella di Gasparri poteva uscire. Salvatore Borsellino, con tranquillità e forza d'animo invidiabile, ha raccolto articoli e video e ha dato mandato al suo legale, Fabio Repici, di sporgere una querela nei confronti di Marcorè, o di Gasparri, si insomma, contro quello vero. Il fratello di Borsellino, che a quanto dicono i parenti aveva con Paolo un rapporto di stima e di affetto straordinario, si è augurato che Gasparri non si avvalga della immunità parlamentare e risponda in aula della blasfemia detta in nome di chi oggi non c'è più e non può mandarlo a zappare i fertili terreni abruzzesi. Non mi risulta che gli organizzatori del Premio Borsellino, travolti emotivamente dall'aggressione a Nodari (che ha dichiarato "l'educazione consiste anche nel capire da che parte si sta quando una persona viene ferita in nome di Paolo Borsellino e quando invece una persona cerca di ricordare l'immagine, le idee e soprattutto il sacrificio di Paolo Borsellino". Ma non avevano urlato "servo dei fascisti"? Che c'entra Borsellino?), abbiano preso le distanze da quanto detto dal diversamente bello senatore Pdl ed espresso solidarietà a Salvatore. Chi invece ha reagito subito è stata Libera Pescara, che ha chiesto che venga rimosso ogni riferimento e ogni logo dell'associazione dall'ambito del premio: "prendiamo le distanze dall’atteggiamento di chi continua a considerare la lotta alle mafie un pretesto per dare vita a passerelle di personaggi la cui storia personale ed istituzionale non presenta nessun elemento di sostegno alla lotta per la legalità e la trasparenza". E, in ultimo, la clamorosa rinuncia di Gioacchino Genchi a presenziare ad un incontro nell'ambito del premio: "La mia coerenza di uomo e di servitore dello Stato, il rigore che ho sempre imposto a tutte le mie scelte di vita e professionali, oltre alla determinazione con cui ho sempre rifiutato compromessi con chi fa dileggio della Verità, mi impongono di non partecipare ad un evento al quale ha preso parte uno come Gasparri ed a cui avrebbe dovuto presenziare – come ho pure appreso solo ieri – finanche Clemente Mastella". Non c'è che dire: bilancio di tutto rispetto per il premio di quest'anno.

AGGIORNAMENTO DELLE 13: Anche Leoluca Orlando, dopo aver letto la missiva di Gioacchino Genchi, ha deciso di annullare l'incontro a cui doveva partecipare nell'ambito del premio

martedì, novembre 03, 2009

Premio Borsellino, analisi n.1: non toccate le Agende Rosse

Questa è la prima delle analisi che farò sul cosiddetto Premio Borsellino e sugli avvenimento che hanno contraddistinto l'edizione del 2009. Voglio partire dalla presunta aggressione subita da Leo Nodari, animatore della kermesse, che sarebbe stato colpito al volto nel parcheggio della Provincia. Se così fosse, la solidarietà sarebbe scontata e doverosa. E infatti leggo la vicinanza espressa da "Ammazzateci Tutti" allo stesso Nodari: "Purtroppo da qualche tempo, anche all'interno di movimenti che dicono di richiamarsi ad ideali e valori di legalita'e giustizia, il clima si e' pesantito e l'animosita' spesso si sta traducendo in aggressivita'ed anarchia. Auspico vivamente - conclude il leader di 'Ammazzateci Tutti' - che questo forme di odio cessino al piu' presto di essere alimentate e che quei soggetti singoli o plurali che non riescono o non vogliono far valere le proprie ragioni secondo le regole della civile contrapposizione sociale e politica possano trovarsi sempre piu' ai margini della societa'". Fermiamoci un attimo. Ma come fa il portavoce dell'associazione ad affermare che gli autori sono interni ai movimenti antimafia? Sa qualcosa che noi non sappiamo o sta attribuendo la responsabilità al Popolo delle Agende Rosse, visto che in quel frangente era l'unico movimento antimafia presente? Io, che molto modestamente di questo mondo qualcosa so, non sono a conoscenza di un clima pesante e animoso che si traduce addirittura in aggressività ed anarchia all'interno delle associazioni antimafia. Altra frase deprecabile, poi, dicono di richiamarsi ai valori della legalità e giustizia. Esiste una patente o solo perchè non si appartiene ad Ammazzateci Tutti vuol dire che non si può richiamarsi alla legalità, amarla, desiderarla e farla propria? Questo è un tema inquietante che sicuramente avrò male interpretato. Conosco uno per uno i ragazzi e le ragazze del Popolo delle Agende Rosse, uno per uno, conosco le loro facce, i loro nomi e i loro cognomi. Li ho visti marciare e urlare e anche sudare sotto il sole cocente, mentre altri erano a casa in un atteggiamento di superficiale ed invidioso boicottaggio. Loro sono il mio Popolo e io ne faccio parte, e, questa volta si, dico a prescindere che non è gente che va in giro a picchiare chi sbaglia a fare gli inviti a manifestazioni nel nome di patrimoni dell'intera umanità, quale Borsellino era ed è, che oggi non possono discostarsene sdegnati. Chi ha aggredito Nodari, qualora le indagini lo accertassero, è semplicemente un imbecille che nulla ha a che fare con chi la mafia la combatte giorno dopo giorno, con inchieste, manifestazioni e forti prese di posizione. Non vorrei che codesta "animosità e pesantezza del clima" provenisse proprio dalla parte di chi l'avverte, secondo l'antico motto di quella gallina che per prima cantò avendo fatto l'uovo. Le aggressioni fanno male, ma le parole a volte distruggono molto di più; suggerirei a tutti di pesare e centellinare virgole e punti, onde evitare errori madornali e figuracce nei contronti delle migliaia di giovani che con le agende in mano stanno cambiando la storia d'Italia, senza divismi e manie di protagonismo.

domenica, novembre 01, 2009

Telefonata Ciancimino-Borsellino. Il mio pezzo di oggi su Il Fatto Quotidiano

venerdì, ottobre 30, 2009

Pezzullo di oggi sul Fatto Quotidiano di oggi su Mastella al premio Borsellino

Cliccare sulla foto per ingrandire l'articolo. Da notare la parentesi per il redattore che invece è finita in pagina :-)