domenica 7 febbraio 2010

Giornalisti candidati, anche Impastato era un infame?

Qualche giorno fa dal suo profilo Facebook, Udo Gumpel, giornalista tedesco e corrispondente dall'Italia per la rete televisiva Ntv, nonchè autore di libri d'inchiesta che ho letto uno per uno, scriveva: "un giornalista è un giornalista, non un politico in pectore. È l'occhio vigile e la bocca non tappata della gente senza potere. Un giornalista non usa la sua notorietà per farsi eleggere in qualche consiglio comunale, regionale, in qualche ramo del parlamento. Vigila sui politici, non... si associa. [...] scusate la perentorietà del mio tono, ma non se può piu di questi saltimbanchi [...] ma non è solo quel caso di un giovane collega di un giovane quotidiano romano che si è prefisso di rompere con le pessime abitudini del giornalismo (attendo una reazione del Direttore). Come mia abitudine, quando è stato chiaro il riferimento a me, ho cercato Udo per chiedergli delle spiegazioni, non con tono inqusitorio ma solo ed unicamente per comprendere le ragioni di una persona che stimo. Mi infastidiva in particolare quella "quasi" minaccia velata, "il direttore..." come dire, il minimo è cacciarlo. Udo Gumpel ha confermato che il ragionamento era in generale, ma certo partiva dal mio caso, e dai commenti al suo post ho visto che è un'idea diffusa. Mi ha illustrato il suo pensiero che in linea di massima è condivisibile anche da me che sono "lo scandalo". Voglio fare ora due riflessioni però. La prima è che io non sono sono iscritto all'albo dei giornalisti, e a seconda dei casi ci appresta a specificarlo, "tu non fai parte dei giornalisti, è abuso di professione" o a mettermi dentro al calderone dei "giornalisti"; a volte mi si obbliga a specificare che non sono giornalista, a volte mi si nomina ad honoris causa. A me non va bene nè nell'uno nè nell'altro. Chi mi critica forse volutamente ignora il mio impegno e il mio ruolo nel ricordo dei miei parenti vittime di mafia e nella società civile a fianco di paladini come Salvatore Borsellino e Sonia Alfano, che è il vero obiettivo di tutta la mia vita; è lì che nasce la mia candidatura, non dal giornalismo, o meglio, non dalle poche collaborazioni saltuarie che chi mi critica (non mi riferisco solo a Gumpel) dalla sua scrivania, difficilmente ricorda. Poi chiedo ai critici: anche Peppino Impastato era un saltimbanco, "un giovane giornalista, che con cinismo è pronto a saltare su qualsiasi carro"? Chi attacca me, confondendo volontariamente le acque, se la sentirebbe di usare le stesse parole per Peppino Impastato? Non, non ne avrebbe il coraggio, perchè Peppino è morto, Peppino ormai è un eroe, come si potrebbe definirlo carrierista? Cosa c'entra con me, piccolo Benny Calasanzio, Peppino Impastato? Si fa finta di non ricordare. Durante gli anni del liceo classico a Partinico Peppino si avvicina alla politica militante, particolarmente al Psiup, formazione politica nata dopo l'ingresso del Psi nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, "L'Idea socialista" che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato. Poi scrive lui stesso: "Aderisco a "Lotta Continua" nell'estate del '73, partecipo a quasi tutte le riunioni di scuola-quadri dell'organizzazione, stringo sempre più o rapporti con Rostagno". Nel 1978 partecipa addirittura con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene ucciso prima, e risulterà eletto consigliere comunale con 260 voti e la lista Democrazia Proletaria conseguirà il 6%. Una candidatura che è quasi certamente la causa scatenante del suo omicidio. E ora immagino reazioni: che c'entra, era diverso, ma come ti permetti. Certo, era diverso. Peppino cercava di portare la sua inestimabile voglia di vivere e di lottare, il suo coraggio, il suo sdegno all'interno di un consiglio comunale, quello di Cinisi; io sto cercando una poltrona, candidandomi ad un'elezione senza blindature, con i voti di preferenza, in una regione "facile" come il Veneto. E poi, Peppino era Peppino... io invece sono un mezzosangue carrierista.

venerdì 5 febbraio 2010

La 'ndrangheta sa anche incendiare le auto

Questa è una risposta a tutti quelli che pensavano che gli 'ndranghetisti fossero amebe incapaci di intendere e di volere, con il coraggio di una formica ritardata e il testosterone di un anziano di 97 anni senza prostata. Non è così! Le cosche di Reggio sanno anche incendiare una macchina, e sanno anche che la benzina alimenta il fuoco. Hanno anche sviluppato una buona abilità manuale tale da riuscire ad accendere un fiammifero. Una prestazione che redime gli uomini delle cosche dall'eterna incapacità che li ha sempre contraddistinti. Questa notte sono riusciti ad incendiare l'auto di Antonino Monteleone, amico giornalista calabrese, che grazie ai suoi articoli sul web è riuscito a mettere a nudo una cosca in particolare, che si faceva forte dell'omertà e del silenzio. E Antonino, mi si perdoni la costruzione, glielo ha messo in quel posto. E' per questo che stanotte, probabilmente tre individui, lo hanno prima seguito in auto, poi pedinato a piedi. Quando Antonino ha raggiunto casa sua si è ricordato di aver dimenticato alcune camice in auto, ed è tornato a prenderle. Gli esperti di pedinamenti si sono anche fatti beccare accanto all'auto, ma mai Antonino poteva pensare che fossero lì per lui. Poco dopo il botto, l'incendio che ha fatto saltare in aria la sua auto. Poi, contenti, gli 'ndranghetisti sono tornati a casa, dove le badanti hanno cambiato loro i pannoloni per l'incontinenza e sculacciati per l'ora tarda. Ho sentito pochi minuti fa Antonino e molto sinceramente è stato lui a tirare su me, che ero molto più preoccupato di lui. Ha esorcizzato l'accaduto con la sua solita ironia: "E' colpa della Vodafone, che non ha rinnovato ad uno di loro la Christmas Card, e per questo hanno preferito farmi arrivare il messaggio tramite questo botto". E' straordinario scorgere, anche in questi eventi allarmanti, l'incapacità programmatica di questi ebeti: la visibilità e la risonanza dell'accaduto sarà la cortina di ferro attorno ad Antonino, e stringerà la morsa sulla loro cosca. La lungimiranza non è mai stato il loro forte. Solidarietà ad Antonino? No, non serve, basterebbe un bel contratto da qualche giornale nazionale, magari da Il Fatto Quotidiano, in modo da dargli i mezzi e gli strumenti per continuare a martellare sulle cosche reggine, citando come sempre fatti e circostanze, e riuscendo, come nel caso della bomba alla Procura, ad andare più fondo di grandi giornalisti. Tutto questo con con un bacino di lettori molto superiore a quello del suo blog. C'è qualcuno che si fa avanti?

P.S. Scrivendolo non me ne sono nemmeno reso conto: se hanno letto i suoi post vuol dire che sanno anche accendere un computer, come i loro superiori! Sono veramente senza parole!

giovedì 4 febbraio 2010

A Verona chiude la Glaxo, 550 lavoratori a casa

Il 9 dicembre scorso da questo blog lanciavo l'allarme sulla situazione della multinazionale che in gran segreto si preparava ai licenziamenti. Qui l'articolo. Di seguito invece il comunicato stampa di oggi.

"La Glaxo deve spiegare agli operai che manderà a casa dove sono finiti gli incassi delle
440 milioni di confezioni del “cosiddetto” vaccino contro l'influenza suina, il
Pandemrix, venduto a 22 nazioni con incassi per oltre 3,5 miliardi di dollari, e spiegare, sia a loro che alle loro famiglie, che perderanno il lavoro nonostante i conti del terzo trimestre del 2009 siano stati in salita del 30% con un utile netto di 2,19 miliardi dollari". E' durissima la presa di posizione di Bernardo Calasanzio, il candidato indipendente dell'Italia dei Valori alle Regionali, alla notizia che
il centro ricerche di Glaxo SmithKline di Verona, secondo fonti sindacali, si appresta a chiudere. A rischio ci sono ben 550 posti di lavoro. "Nell'ottobre 2008 - continua Calasanzio- l’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato alla GSK Verona un finanziamento destinato proprio alla ricerca preclinica per oltre 24 milioni di euro sui 100 stanziati complessivamente dalla legge finanziaria 2006. L'obiettivo, che fa amaramente sorridere, era proprio favorire sul territorio nazionale investimenti duraturi in ricerca e sviluppo. A cosa sono serviti questi soldi?" si chiede il candidato dell'Idv in provincia di Verona. "Andrò davanti ai cancelli assieme agli operai e alle operaie a chiedere spiegazioni, perchè non si possono prendere soldi pubblici e poi licenziare centinaia di persone, è un furto alla società e al futuro di queste persone".

Il nostro manifesto elettorale

Un grazie di cuore ad Antonio Di Persia e Luciana Ciolfi per questo splendido lavoro.

Benny Calasanzio professionista dell'antimafia

mercoledì 3 febbraio 2010

A fianco dei comitati per la Variante SS12 e contro Cà del Bue


Incontro a Cà di David del 2/02/10 con le associazioni che si battono per la variante anti-collasso alla statale 12 e contro l'inceneritore tumorificio Cà del Bue. Resoconto di Stefano:

La sera del 2 Febbraio siamo andati ad incontrare, nella sala civica di Cadidavid (Vr), alcuni comitati cittadini che da tempo levano la loro voce contro progetti industriali, commerciali e di viabilità che vedono coinvolti gli abitanti di Verona Sud e dintorni. La necessità di riunirsi nei comitati nasce per queste persone dall’esigenza di trovare una voce più forte e compatta per interloquire con le istituzioni cittadine e regionali, che nella gestione di tali progetti sembrano trascurare la dimensione del territorio, quella stessa cui spesso i politici si appellano (demagogicamente?) all’avvicinarsi delle tornate elettorali.

I loro punti sono quelli per cui ci battiamo, che ci stanno a cuore e che abbiamo inserito nell’agenda del nostro programma: l’inceneritore di Ca’ del Bue, il traforo delle Torricelle, il Motorcity di Trevenzuolo. La domanda principale, cui non sembra esserci risposta “ufficiale”, è: perché gli attuali referenti politici si ostinano a sostenere progetti la cui ricaduta negativa sulla salute delle persone (inceneritore di Ca’ del Bue), sull’equilibrio ambientale (Motorcity, con i suoi Km quadrati di cemento; traforo, con le sue colonne d’auto nel bel mezzo del centro di Verona), e sulle tasche dei cittadini (sistema di tangenziali a pagamento) è più che provata?

Alla necessità di salvaguardare la salute dei cittadini e quella dell’ambiente, si aggiunge la necessità di un controllo generale su appalti, finanziamenti e progetti, per far sì che non siano interessi poco chiari o particolari gruppi di potere a decidere di questioni che riguardano la cittadinanza. Al loro auspicio di trasparenza e cura del cittadino associamo la nostra proposta di una commissione regionale antimafia, indispensabile una gestione trasparente dei lavori e degli appalti.

Gioacchino Genchi a Verona a sostegno di Calasanzio (IDV)

Gioacchino Genchi l'8, il 9 e il 10 febbraio sarà in provincia di Verona per partecipare a ben cinque incontri assieme a Benny Calasanzio, candidato alle Regionali con l'Italia dei Valori, e precisamente: lunedi 8 febbraio, Sala Civica Lodi di Via S.Giovanni in Valle a Verona, alle ore 20.45; martedi 9 febbraio alle ore 18 presso la Sala Civica in Piazza S.Marco a Peschiera del Garda, e alla Biblioteca Comunale di Villafranca alle ore 21. Mercoledi 10 febbraio alle 18 Genchi e Calasanzio saranno invece alla Sala Consiliare in via Falcone e Borsellino a Nogara per concludere poi il "tour" con l'appuntamento di Isola della Scala, presso la sala civica di corso Cavour alle 21. Gioacchino Genchi coglierà l'occasione per presentare il libro che racconta la sua storia, "Gioacchino Genchi, storia di un uomo in balia dello Stato", scritto da Edoardo Montolli per Aliberti Editori, e spiegherà le ragioni che lo porteranno ad appoggiare, durante tutta la campagna elettorale per le elezioni Regionali in Veneto, il candidato indipendente dell'Italia dei Valori in provincia di Verona Bernardo Calasanzio (detto Benny). Gioacchino Genchi è entrato in Polizia nel 1985 ed è attualmente sospeso dal ruolo di vice questore a Palermo in seguito alle indagini a cui ha collaborato in veste di consulente della Procura di Catanzaro. In aspettativa sindacale non retribuita dal 1° giugno 2000, ha ripreso servizio il 4 febbraio 2009. Ha collaborato come consulente informatico con molti magistrati tra cui Giovanni Falcone e Luigi de Magistris. Esperto di informatica e telefonia si occupa di incrociare i tabulati delle telefonate in processi di grande importanza, quali quelli sulla mafia, che hanno rivelato il rapporto tra la mafia e il complesso giuridico-economico-politico della seconda Repubblica Italiana. Arrivò due ore dopo nel luogo della strage di via D'Amelio, individuando nel castello di Utveggio il luogo da cui sarebbe stato azionato il radiocomando dell'esplosivo utilizzato per la strage. È stato recentemente coinvolto dalla stampa e dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in merito a un presunto scandalo di intercettazioni. Avrebbe, secondo alcuni, intercettato 350.000 persone (non viene indicato in quanto tempo questo sarebbe avvenuto). In realtà Genchi si occupa di tabulati telefonici quindi niente ha a che vedere con le intercettazioni.

Petizione per la Commissione Antimafia Regionale

Abbiamo creato a questo indirizzo una petizione per sostenere l'idea di istituire, dopo le prossime elezioni regionali venete, una commissione antimafia regionale. Ho personalmente invitato i tre candidati alla Presidenza della Regione, Luca Zaia, Antonio De Poli e Giuseppe Bortolussi, a firmare questo impegno. Ad oggi nessuna risposta, e allora diamoci da fare noi!

Per sostenere una commisione antimafia in Veneto

martedì 2 febbraio 2010

La nostra proposta della Commissione Antimafia sui giornali


Qui invece l'articolo pubblica sul sito de L'Arena, il giornale di Verona.

Quando Marinello parlava col factotum del boss

Oggi membro della Commissione Antimafia, ieri a telefono con il favoreggiatore del boss. Ieri a trattare con lui l'inserimento nelle liste di un pregiudicato, oggi a chiedere un'ispezione ministeriale per punire un preside che mette a disposizione l'aula magna del suo liceo per ospitare testimoni della lotta alla mafia. E' sempre lui, Giuseppe Francesco Maria Marinello, il parlamentare Pdl di Sciacca. Ieri con l'amico di un mafioso oggi contro i nemici della mafia: non fa una piega. Il vecchio amico dell'onorevole di cui oggi non si parla e che potrebbe mettere in seria discussione la permanenza del trinomio parlamentare nella Commissione Antimafia si chiama Franco Giuseppe Bivona. Un caro amico che era stato titolare dell'appartamento in cui il boss di Sciacca, Salvatore Di Ganci, latitava beatamente a Palermo. «In realtà - ha raccontato ai carabinieri l’anziana proprietaria dell’alloggio - a pagare le 900 mila lire mensili veniva un uomo con la barba bianca». Era Di Ganci in persona. Bivona è stato processato col rito abbreviato ed è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa ma condannato a tre anni e quattro mesi per aver favorito la latitanza del boss. All'epoca era rappresentante di un pastificio e a capo dell'Unione allevatori. Nel 1997 fu sorpreso a telefono proprio con Giuseppe Marinello, quando lo stesso era già presidente dell'Ordine dei dentisti di Agrigento e coordinatore provinciale di Forza Italia. Bivona e Marinello si sentono perchè il factotum del boss vorrebbe che Forza Italia candidasse Antonio Dinghile, ex sindaco di Ribera, alla carica di primo cittadino della città delle arance. Nell'interrogatorio del 19 aprile del 1999, il pm Giovanni Di Leo chiede a Bivona: «Perché il dottore Marinello la chiama al telefono "professore" e lei gli chiede conto e ragione del perché Forza Italia non prende Dinghile?». E lui conferma l'amicizia con “l'ispettore dei licei” Marinello: «Io ero amico di Marinello e non di Dinghile, che ormai era un peso morto, non se lo prendevano nemmeno sparati. Mi sono permesso di sollecitare la sua candidatura a sindaco e basta». In un'altra telefonata i due parlando ancora dell'ex sindaco: «Senti Giuseppe, io qua ho Dinghile di sopra. E che vuole da me? No, che vuole da te, io l' operazione la voglio far fare a te». Amici, certo, ma è molto strano che proprio nel periodo della sponsorizzazione della candidatura di Dinghile, Bivona si dedica alla legge sull'Ordine degli Odontoiatri: «Spingere al più presto approvazione», c'è scritto in un fax sequestrato a casa sua. La spiegazione di Bivona è semplice: «Un dottore voleva consegnare questa nota a Marinello, perché sapeva che io ero in ottimissimi rapporti con lui. Ma non l' ho fatto, non volevo camurrie». E' per rispetto verso i vecchi amici che a Marinello da fastidio tutta questa attività antimafia? E' per questo che il preside che ha concesso i locali delle manifestazioni deve pagare?

lunedì 1 febbraio 2010

Campagna elettorale a distanza, dacci una mano!


Moltissimi, su Facebook e sui nostri siti, si rammaricano ogni giorno di non potermi votare in quanto non residenti in provincia di Verona, mio collegio elettorale, e di essere addirittura di altre regioni. Vorrebbero darci una mano ma non sanno come fare. Invece anche loro posso fare tanto per questa campagna elettorale! Si chiama “passaparola mirato”, e lo abbiamo inventato noi! Statisticamente tutti conosciamo qualcuno che è residente a Verona città o in provincia. Basta ricordarsi e contattare questa o queste persone, portarle a conoscenza di questa candidatura, di questa sfida sul terreno della legalità e della lotta alle mafie, che ha bisogno proprio di loro per raggiungere il cuore della Regione. Quella persona, se interessata, ne avvertirà delle altre così da dare il via ad una catena che raggiungerà un numero elevatissimo di persone. Ora serve la vostra memoria e il vostro entusiasmo. Avanti, diamo il via al “Contatta il veronese per Benny Calasanzio al Consiglio Regionale Veneto”.


"Zaia, Bortolussi e De Poli firmino per la Commissione Antimafia Regionale"

"I tre candidati alla Presidenza della Regione Veneto, Luca Zaia, Giuseppe Bortolussi e Antonio De Poli, firmino l'impegno, una volta eletti, di istituire una Commissione Regionale Antimafia come già altre Regioni hanno fatto". E' questa la sfida che il candidato indipendente dell'Italia dei Valori in Provincia di Verona, Bernardo Calasanzio, lancia ai tre candidati che si contenderanno la guida della Regione il prossimo 28 e 29 marzo. "Una commissione che verrà nominata all'inizio di ogni mandato elettorale, che vigilerà ed indagherà sulle attività dell'amministrazione regionale e degli enti sottoposti al suo controllo, sulla destinazione dei finanziamenti erogati e sugli appalti. L'organismo sarà composto dai consiglieri regionali di maggioranza ed opposizione che abbiano esperienza in materia e potrà avvalersi del prezioso apporto di consulenti esterni specialisti del fenomeno mafioso".

"L'impegno di Zaia, Bortolussi e De Poli - continua Calasanzio - sarebbe un segnale forte alle colonie mafiose che operano indisturbate nel Veneto e che le inchieste della Procura di Verona hanno mostrato in tutta la loro potenza". "Un impegno che - conclude il candidato dell'Idv - dimostrerebbe come la lotta alla mafia, ed in particolare alle pericolosissime infiltrazioni mafiose nel nord, non deve avere nessun colore politico ma deve essere frutto di un'azione corale decisa e senza tentennamenti".

domenica 31 gennaio 2010

La parabola di Luigi Birritteri, dal centro sinistra a contestato dall'Anm

Vedendolo affaticarsi a prendere la parola in una corte d'Appello che si svuotava dopo che il Presidente Vincenzo Oliveri gli dava la parola, ancora non credevo ai miei occhi. Poi l'ho guardato meglio, mentre sotto ai suoi di occhi sfilava l'orgoglio della Procura di Palermo: Ingroia, Di Matteo, Prestipino. E lui lì a cercare di parlare e sovrastare gli applausi che i colleghi tributavano a quei magistrati non disposti ad ascoltare le ipocrisie di un Governo che ha dichiarato guerra alla magistratura tutta, e in particolare proprio a quella Procura. Quel governo che ieri a Palermo ha mandato ad inaugurare l'anno giudiziario Luigi Birritteri, e guardandolo meglio, è proprio lui. Con qualche chilo in più, ma è lui. Oggi in veste di capo del dipartimento organizzazione giudiziaria del dicastero, dal consiglio dei ministri del centro destra. Ieri, nel 2003, candidato alla presidenza della Provincia di Agrigento con l´Ulivo, ma uomo dei Democratici di Sinistra. E sempre ieri addirittura presidente dell'Associazione Nazionale dei Magistrati di Agrigento, la stessa associazione che ha protestato contro il governo che Birritteri si onorava di rappresentare. Nel 2003 raggranellò il 38% dei consensi, uscendo sconfitto dalla sfida con il forzista Vincenzo Fontana. Un antagonismo così reale e deciso verso il centro destra tale che Birritteri, dopo pochi anni e in virtù della conoscenza con Angelino Alfano, agrigentino anche lui, raggiunge il ministro della Giustizia in via Arenula. Lo ricordo Birritteri, perchè nel 2003, con la colla artigianale e la scopa allungata, assieme agli amici della Sinistra Giovanile, attaccavamo il suo faccione da candidato alla Provincia negli spazi elettorali; speravamo cacciasse dalla Provincia un tale che oggi è suo compagno di schieramento.